Convento Santuario di San Pio da Pietrelcina, 23 febbraio 2026, s. Policarpo di Smirne

I Figli Spirituali
Brunatto Emmanuele

Emmanuele Brunatto nacque a Torino il 9 settembre 1892. Attore, cantante, impresario di moda, passava da una città all'altra in Italia e all'estero, e si tuffò nella vita mondana. Nel 1920 sentì parlare di Padre Pio e decise bruscamente di partire per San Giovanni Rotondo. Quando giunse nella chiesetta, Padre Pio, avendolo notato, lo fulminò con uno sguardo come se avesse visto il diavolo in persona. Brunatto, definendosi il "pubblicano" perchè consapevole di aver peccato molto nella sua vita precedente, fece pentito l'accusa dei peccati. Mentre riceveva l'assoluzione, avvertì effluvi di rose e di violette. Padre Pio lo accettò come figlio spirituale. Visse nel convento di San Giovanni Rotondo dal 1920 al 1925. 

Durante le persecuzioni dell'innocente Frate stigmatizzato operò instancabilmente per garantire a Padre Pio piena libertà di esercizio del suo ministero, e non rimase insensibile di fronte alle sofferenze che la seconda guerra mondiale inflisse a migliaia di esseri umani nella Parigi occupata dai tedeschi, che trovarono in lui un aiuto e un sostegno. Da non dimenticare che contribuì generosamente a sostenere la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza. Morì a Roma il 10 febbraio 1965 e fu sepolto nel Cimitero del Verano.

In occasione del centenario del suo incontro con Padre Pio , il corpo di Brunatto il 26 settembre 2020 è stato sepolto nel cimitero di San Giovanni Rotondo di fronte la vecchia cappella dei Frati Cappuccini dove riposano anche i genitori di Padre Pio.


La ragione vera per cui non provi, o meglio non sempre riesci a far bene le tue meditazioni, io la ritengo in questo e non mi sbaglio. Tu ti accosti a meditare con una certa specie di alterazione, congiunta con una grande ansietà, di trovare qualche oggetto che possa far rimanere contento e consolato il tuo spirito; e questo basta per fare che tu non trovi mai quel che cerchi e non posi la tua mente nella verità che mediti ed il tuo cuore vuoto di affetti. Figlia mia, sappi che quando uno cerca con gran fretta ed avidità una cosa perduta, la toccherà con le mani, la vedrà con gli occhi cento volte, e non se ne accorgerà mai. Da questa vana ed inutile ansietà non te ne può derivare altro che una grande stanchezza di spirito ed impossibilità di mete, di fermarsi sull'oggetto che tiene presente; e da questo poi, come da sua propria causa, una certa freddezza e stupidità dell'anima specificatamente nella sua parte affettiva. Non conosco altro rimedio al riguardo all'infuori di questo: uscire da questa ansietà, perché essa è uno dei maggiori traditori che la virtù e la soda devozione possa mai avere; finge di riscaldarsi al bene operare, ma non lo fa se non per raffreddarsi e ci fa correre per farci inciampare ( FdL, 67 ).

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