Convento Santuario di San Pio da Pietrelcina, 18/11/2019, dedicazione basiliche dei santi Pietro e Paolo

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Progetto Pastorale 2009 - 2010

INTRODUZIONE

Con la prima domenica d'Avvento (29 novembre 2009) inizia il nuovo anno liturgico-pastorale  (ciclo festivo C; ciclo feriale II) che ci vedrà impegnati nella celebrazione del mistero di Cristo attraverso i tempi liturgici che lo scandiscono: «Dall'Incarnazione e dalla Natività fino all'Ascensione, al giorno di Pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore»[1].
Il presente progetto pastorale, quindi, sulla scorta dell'esperienza dei due precedenti anni, mentre si presenta come strumento utile non solo per quanti desiderano organizzare al meglio il pellegrinaggio presso i luoghi di san Pio da Pietrelcina, ma anche per gli stessi "agenti" che vi operano, conclude un itinerario spirituale proposto nella specifica prospettiva di giungere ad un esercizio sempre più pieno e costante delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Quest'anno è dedicato alla Carità: «Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità» (1Cor 13,13). Così l'apostolo Paolo conclude il capitolo 13° della prima lettera ai Corinzi, definito l'inno all'amore. È un solenne invito ad esercitare la "più grande" delle virtù, quella cioè che consente di bene operare per l'edificazione del Regno. Siamo tutti chiamati, in ragione del battesimo ricevuto, ad edificare il Regno e a "lavorare" perché lo riceviamo in eredità. Perciò, se da un lato l'impegno di quanti operano presso il Santuario mira ad un'attività costante per raggiungere questo traguardo, dall'altro coloro che giungono come pellegrini dovranno trovare l'occasione propizia per vedere "significato" nel loro pellegrinaggio, l'inizio di un cammino nuovo, un cammino che scaturisce dalla necessità di rispondere con una fede viva alla Rivelazione di Dio, il quale «nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli alla comunione con sé»[2]. Questi allora gli obiettivi del nostro impegno pastorale: comunicare la bellezza dell'essere chiamati da Dio ad una vita di fede, «fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono» (Eb 11,1),  infondere la beata speranza nel cuore di tanti uomini e donne affamati ed  assetati di Verità e coinvolgerli nel fuoco dell'eterna carità. In linea con le proposte della Chiesa universale e della nostra Chiesa particolare, nonché con il carisma del nostro Ordine serafico, attenti alle richieste dei fedeli, vigili nel nostro impegno formativo e mediante il discernimento responsabile delle diverse attività cultuali e pastorali, vivremo  nel suo Amore anche questo nuovo anno di grazia e di benedizione!  L'anno sacerdotale Il 150° anniversario del "dies natalis" di san Giovanni Maria Vianney (il Santo Curato d'Ars) diventa occasione propizia per celebrare un "Anno Sacerdotale". Così il 19 giugno scorso Papa Benedetto XVI, due giorni prima della sua visita pastorale a San Giovanni Rotondo, apre ufficialmente l'anno  celebrativo sacerdotale. Nel paragrafo introduttivo della lettera d'indizione, il Santo Padre riporta un espressione che soleva pronunciare il santo Curato d'Ars: «Il sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù»[3]. Solo questa espressione basterebbe a spingerci nella riflessione per l'immenso e grande dono del sacerdozio ministeriale, ma tutta la lettera è pervasa da spunti forti ed incisivi, non solo per richiamare i sacerdoti ad una testimonianza più autentica del ministero ricevuto, ad una vita santa per "l'ufficio nobile" che esercitano, ma anche per risvegliare la coscienza ecclesiale di una gerarchia costituita al servizio di Dio e del popolo santo: «Esercitando, secondo la loro parte di autorità, l'ufficio di Cristo, pastore e capo, raccolgono la famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito, per mezzo di Cristo li portano al Padre e in mezzo al loro gregge lo adorano in spirito e verità (cfr. Gv 4,24). Si affaticano inoltre nella predicazione e nell'insegnamento, credendo ciò che hanno letto e meditato nella legge del Signore, insegnando ciò che credono, vivendo ciò che insegnano»[4]
Lo stesso san Pio è un punto di riferimento importante per i sacerdoti in quest'anno. In una lettera a padre Basilio da Mirabello Sannitico dice che «Il sacerdote dovrebbe essere, ed oggi più che mai, accessibile a tutti» (...)[5]. Sì, perché il sacerdote è un consacrato scelto e posto in mezzo al popolo per continuare tra i fedeli il sacerdozio di Cristo[6].  Ma l'Anno Sacerdotale deve essere anche occasione per riscoprire il sacerdozio comune. In ragione del Battesimo tutti, come dice l'apostolo Pietro, veniamo «impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo»» (1Pt 2,5). Così, in quanto associati alla missione di Cristo, re, sacerdote e profeta, dobbiamo contribuire, ognuno per la sua parte, ad edificare il Regno di Dio. Insieme al 150° anniversario della morte del Santo Curato d'Ars, un'altra circostanza invita a riflettere sul dono del sacerdozio: i 100 anni della ordinazione sacerdotale di san Pio da Pietrelcina, il prossimo 10 agosto 2010. A partire dal mese di gennaio verrà aperto un anno celebrativo per ricordare un secolo trascorso dalla consacrazione sacerdotale dell'umile frate di Pietrelcina. Per il nostro Santuario, dunque, l'intreccio di queste particolari ricorrenze non solo si presenta come un'occasione propizia di per approfondire la figura del sacerdote e la sua funzione, ma anche come tempo a disposizione per «promuovere - come dice il Papa nella lettera d'indizione dell'Anno Sacerdotale - l'impegno d'interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi»[7].  I luoghi di culto di San Pio da Pietrelcinanell'Arcidiocesi di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo La Chiesa diocesana Sipontina[8] dal 1526 ospita nella città garganica di San Giovanni Rotondo i frati minori cappuccini. La piccola chiesa, dedicata il 5 luglio 1676, custodisce l'icona di Santa Maria delle Grazie, molto venerata dal popolo di San Giovanni Rotondo, oggi da tutta l'Arcidiocesi e dal mondo intero. L'arrivo di Padre Pio, nel luglio del 1916, con il suo ministero sacerdotale, ma soprattutto con la fama di santità che lo accompagna, favorisce un'attività liturgica e pastorale tale da far nascere l'esigenza di maggiori e più idonei spazi per il culto. Così, nel luglio del 1959 e nel luglio 2004 vengono consacrate due nuove chiese, rispettivamente la nuova chiesa di Santa Maria delle Grazie, dedicata il 1° luglio 1959, nella cui cripta sono tuttora custodite le spoglie mortali del Santo, e la chiesa di San Pio da Pietrelcina, dedicata il 1° luglio 2004. Tre principali "spazi" di culto per accogliere i numerosissimi pellegrini, «di ogni tribù, lingua, popolo e nazione» che giungono a San Giovanni Rotondo perché attratti dalla santità di Padre Pio. In ragione di questa configurazione, i "luoghi" di san Pio, le celebrazioni cultuali e le attività pastorali del Santuario, pur rimanendo radicati in un preciso contesto geografico (territorio diocesano) ed in sintonia con il cammino della Chiesa locale, non possono rimanere estranei ad una immagine di Chiesa più ampia «per rispondere alle domande di una comunità eterogenea, spesso multirazziale, internazionale, a volte anche interrituale, ma pur sempre porzione del popolo di Dio»[9].  La consapevolezza di essere prima di tutto nella Diocesi e per la Diocesi una realtà di forte richiamo spirituale, nonché "spazio" scelto e benedetto da Dio per irradiare fino ai "confini del mondo" la luce del suo amore e del suo perdono, ci impegna altresì ad inoltrarci in un percorso di comunione per favorire una sinergia di obiettivi e di intenti pastorali ed una profonda immagine di unità. Infine, mentre esprimiamo ancora gioia ed esultanza per l'inizio del ministero di Sua Ecc. Rev.ma mons. Michele Castoro quale neo pastore della Chiesa di Dio che è in Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo, ringraziamo vivamente Sua Ecc. Rev.ma mons. Domenico D'ambrosio per il lavoro svolto in circa sei anni di ministero episcopale presso questa Chiesa, augurandogli un proficuo e santo lavoro presso l'Arcidiocesi di Lecce.  Il nostro pellegrinaggio  verso la sede di "Pietro" È ancora vivo e profondo il ricordo della visita pastorale del Santo Padre, Papa Benedetto XVI, a San Giovanni Rotondo, nello scorso 21 giugno 2009. Una giornata indimenticabile che ha visto raccolto "il mondo" di Padre Pio intorno al Romano Pontefice. Celebrazioni, gesti e parole sono fortemente radicati nel cuore e nella mente di quanti hanno partecipato al grande  evento. «Cari amici, Frati Minori Cappuccini, membri dei gruppi di preghiera e fedeli tutti di San Giovanni Rotondo, voi siete gli eredi di Padre Pio e l'eredità che vi ha lasciato è la santità»[10]. Con queste parole il Santo Padre ha ricordato, durante l'omelia della celebrazione eucaristica, la grande responsabilità della "famiglia" di Padre Pio. Mediante la preghiera e la carità, siamo chiamati a camminare sulla via della santità[11].  Ora, per rendere ancora più concreto e sincero il nostro senso di gratitudine verso Sua Santità, nel prossimo 2010, nella data ancora da concordare, ci recheremo pellegrini a Roma presso la sua venerabile Sede. A Lui, dunque, che ci ha confermati nella fede, che ha ravvivato in noi sentimenti di speranza, che ci ha esortati, guardando al caro Padre Pio, ad agire nella carità di Cristo, rinnoviamo il nostro filiale affetto e la nostra devozione, in attesa di avere ancora una volta la gioia di stare alla Sua presenza e di ottenere la grazia della Sua benedizione.  ...Nel segno della carità Alla luce della Parola di Dio, della testimonianza di San Pio da Pietrelcina e delle direttive dettate dal Magistero della Chiesa, nella celebrazione del mistero salvifico di Cristo e nel segno supremo del suo amore, ci accingiamo a vivere il nuovo anno pastorale 2009 -2010. «Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv 4,6). Buon cammino! 

Fr. Francesco Dileo
Rettore del Santuario 

 

 


Non aver figli, per uno sposato, è come non poter celebrare, confessare ed esercitare gli altri atti di ministero per un sacerdote. Certamente uno che non ha figli, si sente umiliato (AP).

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