Convento Santuario di San Pio da Pietrelcina, 24/09/2018, s. Pacifico

Il Convento
Saluto del padre guardiano

Fr. Carlo Maria Laborde

Nato a Rosario, nella regione uruguaiana di Colonia nel giorno dell'Immacolata del 1954. Suo padre Umberto e sua madre Maria Teresa Arronga erano entrambi figli di emigrati francesi.
La prima scintilla della chiamata scocca nel suo Paese di origine. Carlo studiava all'Istituto Italiano di Cultura di Montevideo dove, casualmente, trova una copia della rivista "Voce di Padre Pio". Il giovane, che già si sentiva portato alla vita religiosa, colse il segno. Lo ritenne tale anche perché aveva vinto una borsa di studio per imparare la lingua e la cultura italiana all'Università di Perugia. Scrisse a padre Gerardo Di Flumeri, chiedendogli la possibilità di fare un'esperienza di vita in convento. La risposta fu positiva. Il provinciale dell'epoca, padre Crispino Di Flumeri, diede il suo consenso.
Carlo arrivò a San Giovanni Rotondo e rimase molto colpito dall'accoglienza gioviale del superiore, padre Pietro Tartaglia, che lo invitò a pranzo, al refettorio, con tutti gli altri frati.
Il giovane originario dell'Uruguay, dopo il periodo di postulato, vestì l'abito cappuccino il 16 novembre 1980 a Morcone, in provincia di Benevento. Il 20 ottobre dell'anno seguente emise la professione temporanea. Confermò definitivamente di voler vivere i consigli evangelici di san Francesco a Cerignola l'8 dicembre 1984 , giorno in cui compiva 30 anni, ma soprattutto giorno della solennità dell'Immacolata Concezione di Maria.
Il 21 giugno 1987, nella Basilica di San Pietro, fr. Carlo Maria veniva ordinato sacerdote da San Giovanni Paolo II, allora Papa. Tra gli incarichi ricoperti: direttore Casa del Postulato a Morcone e maestro dei novizi a Morano Calabro, Parroco di Pietrelcina, Guardiano della Fraternità di San Giovanni Rotondo dal 2007 al 2013, Segretario Generale dell'Associazione Internazionale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio.


Una cosa non posso assolutamente sopportare ed questo: se debbo fare io un rimprovero, sono sempre pronto; ma vederlo fare da un altro, no, non posso soffrirlo. Cos vedere un altro umiliato o mortificato per me insopportabile(T, 120).

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