Convento Santuario di San Pio da Pietrelcina, 18/11/2017, dedicazione basiliche dei santi Pietro e Paolo

Eventi
Programma Pastorale 2013-2014

"Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo"
(Gal 6,14)

Sulla base di quanto stabilito dall’Orientamento pastorale del Santuario di San Pio da Pietrelcina per il quadriennio 2013-2017, questo nuovo Anno Liturgico (2013-214; ciclo Festivo A - ciclo Feriale II) segnerà la prima tappa di un cammino che vedrà sullo sfondo di ogni attività liturgica e pastorale «il segno alto e sommo della nostra Redenzione»1; segno che susciterà memoria e maggiore «consapevolezza di quanto ci ha ottenuto l’obbedienza di Cristo al Padre»2. Quest’anno, dunque, come precisato nel documento poc’anzi citato, al numero 38, un tema specifico, attinto dall’Epistolario di Padre Pio, conferirà una prospettiva ed una particolare luce alla tematica pastorale.


«Sotto la croce s’impara ad amare»3

Ad accompagnarci nell’Anno Liturgico 2013-2014, sarà proprio questo “motto”, tratto da una “rivelazione” di Gesù a Padre Pio, che confidenzialmente il venerato Confratello riferisce al suo direttore  spirituale, Padre Agostino, nel lontano 1913: «Quante volte – mi ha detto Gesù poc’anzi – mi avresti abbandonato, figlio mio, se non ti avessi crocifisso. Sotto la croce s’impara ad amare ed io non la do a tutti, ma solo alle anime che mi sono più care»4. L’esperienza mistica di Padre Pio, oggi, può dire tanto ai numerosi fedeli, devoti e pellegrini che giungono presso questi luoghi, attratti proprio dal suo esempio e dalla sua santità. Ripartire dalla croce in questo anno liturgico pastorale, allora, significa riconsiderare la sorgente da cui davvero può riprendere vigore il nostro cammino di fede, il nostro impegno pastorale ad edificare il Regno e la nostra testimonianza di vita, perché sia credibile e tesa a spargere nel mondo il profumo della Buona Notizia. L’amore appreso e sperimentato sotto la croce, guardando a Colui che hanno trafitto (Gv 19,37), diventa slancio e vitalità, forza e consolazione, sicurezza e conforto, luce ed esperienza vera dell’Amore misericordioso di Dio. Sotto la croce, guardando al Crocifisso, apprendiamo l’Amore di Dio per noi e l’amore che dobbiamo vivere tra di noi, come veri fratelli e figli di un unico Padre.

 

Le Linee pastorali dell’Arcidiocesi di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo

Il nostro pastore, l’arcivescovo Michele Castoro, nel settembre scorso ci ha consegnato le Linee pastorali per l’Anno 2013-20145, con cui parte la terza tappa del percorso delineato nella Lettera pastorale del 20106 sul ruolo dei laici nella Chiesa e nel mondo. Quest’anno, dunque, dopo aver sottolineato la nostra appartenenza a Cristo e alla Chiesa, l’attenzione, come spiega l’Arcivescovo, è posta sulla nostra appartenenza al mondo7. Tre istanze che vanno, però, considerate sempre insieme e che «costituiscono l’identità del credente»8.

Provvidenziale, anche per incarnare il presente programma pastorale, è il richiamo che il nostro Pastore fa ai tre verbi utilizzati da Papa Francesco nel suo primo discorso ai Cardinali: camminare, edificare, testimoniare9. L’impegno di ognuno ad attivare questi dinamismi è essenziale per vivere un’autentica esperienza di fede. L’Arcidiocesi di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo, nella quale è radicata la realtà del nostro Santuario, è invitata a prendere il largo e a gettare le reti (cfr. Lc 5,4).

Un invito, dunque, non ad allontanarsi, ma ad abbracciare tutto il territorio, a toccare le piaghe più profonde e a sanare le ferite più dolenti; un invito all’impegno pastorale, alla missionarietà; un invito a far sì che risuoni nuovo e gioioso l’annuncio di salvezza del Vangelo di Gesù. Dobbiamo educarci ed educare alla Vita buona del Vangelo10.

 

L’Anno liturgico-pastorale 2013-2014

Sulla scorta di quanto precisato nell’introduzione di questo Programma, alla luce dell’Orientamento pastorale del prossimo quadriennio, ci accingiamo a vivere e celebrare l’Anno Liturgico 2013-2014, che verrà organizzato e strutturato, come ormai avviene da diversi anni, nei tre ambiti attraverso cui si esprime la natura stessa della Chiesa (Parola - Culto - Carità).

Esso scandirà il tempo e le attività del Santuario, perché diventino kairòs11 per ogni fedele e pellegrino che giungerà presso i luoghi di san Pio da Pietrelcina.

  



Non aver figli, per uno sposato, è come non poter celebrare, confessare ed esercitare gli altri atti di ministero per un sacerdote. Certamente uno che non ha figli, si sente umiliato (AP).

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